Chi siamo - Storia

Gli inizi | La storia | Giovanni Granone

Nel momento in cui ci siamo posti questa domanda, si è aperto un bivio davanti a noi: da un lato la ferma volontà di essere obiettivi e non incorrere in agiografie; dall’altro il desiderio di sentirsi il prodotto di una storia irripetibile.

In questi casi l’alternativa comunemente usata è costituita dall’identificarsi e riconoscersi attraverso categorie conosciute: "Associazione dilettantistica", "sportiva" o "culturale"... la qual cosa non ci soddisfa affatto e, se può rispondere a necessarie esigenze di sintesi, è buona tutt’al più per una definizione di ragione sociale piuttosto che a dare spiegazioni sull’identità di un insieme come il nostro.

Consapevoli, quindi, delle difficoltà di orientamento in cui ci si imbatte quando si parla di se stessi, rimandiamo il visitatore, alla lettura della nostra storia, il quale, se veramente vuole conoscerci dovrà armarsi anche di una certa pazienza.

Tentare di dare una idea esauriente ed obiettiva di ciò che siamo significa, secondo noi, guardarsi indietro privilegiando, come dire, la realtà dei fatti; nel far questo seguiremo un filo conduttore: partendo da eventi che in un primo tempo interessarono pochi intimi e finirono poi per coinvolgere molti.

Eventi che si fusero, attraverso la partecipazione diretta o il racconto, nella coscienza del gruppo, divenendone patrimonio e identità collettiva.

Se troverete normale, nella narrazione, che il verbo sia coniugato al passato, non vi dovrete meravigliare neanche dell’uso abbondante della prima persona, dato che storia privata e pubblica furono, per un tratto, la stessa cosa.

Va aggiunta una altra precisazione: ciò che segue risponde alle richieste di molti allievi ed amici dell’Aikikai di Genova, del Dojo Giustiniani e di altri luoghi di pratica sparsi per l’Italia e non solo, che mi hanno chiesto di conoscere meglio, attraverso foto e documenti, le origini e le motivazioni del nostro Aikido.

Questa pagina del sito costituisce anche un doveroso tributo alla memoria di mio padre, il quale fu il motore primo e indimenticato di tutta la vicenda.

Daniele Granone